NO TAV - Valsusa

I recenti scontri in Valsusa: il pensiero del sindacato di Polizia

Dopo i recenti scontri tra Polizia di Stato e manifestanti NO TAV, che hanno visto una attivista del movimento che si oppone alla realizzazione dell’opera ferita a San Didero, abbiamo voluto interpellare Giuseppe Pitti, il Segretario Provinciale di Torino del sindacato di Polizia LeS (Libertà e Sicurezza Polizia di Stato).

D.: Segretario, molti organi d’informazione riportano le vicende degli ultimi scontri in Valle di Susa raccontando la versione dei manifestanti o quella ufficiale fornita dagli uffici Statali. Noi vorremmo sapere il suo pensiero, che ovviamente rappresenta quello dei Poliziotti.

R.: Come prima cosa mi permetta di esprimere la mia solidarietà a tutti i colleghi che prestano servizio a salvaguardia del cantiere e ai tanti che vengono impiegati nelle manifestazioni di protesta. La mia solidarietà va anche agli operai del nuovo cantiere che in questi giorni sono stati bersaglio del lancio di sassi da parte di facinorosi. Possiamo comprendere i vili attacchi ai nostri colleghi delle Forze dell’Ordine, perché ci siamo abituati, poiché certi teppisti da strada con ideologie confuse e pretestuose, non trovano altro modo per trascorrere le loro inquiete giornate.

D.: Secondo voi chi ha ragione? È giusto protestare per fermare il cantiere?

R.: Lei mi fa una domanda a cui, come rappresentante sindacale della Polizia di Stato, non posso rispondere. Ognuno di noi ha la propria idea in merito, noi, come appartenenti alle forze dell’ordine, le nostre idee, qualunque siano, dobbiamo metterle da parte.

D.: Questo vi fa onore.

R.: Vede, per noi in qualunque contesto siamo chiamati dobbiamo far rispettare l’ordine pubblico, e quello del cantiere TAV è uno di questi, abbiamo una duplice missione: dobbiamo rispettare gli ordini che abbiamo ricevuti e dobbiamo far rispettare le leggi dello Stato e la sicurezza di tutti, anche degli stessi manifestanti. Secondo il mio parere è sempre giusto manifestare pacificamente, il problema nasce quando le manifestazioni da pacifiche diventano violente. Ovviamente le manifestazioni violente hanno più risalto mediatico, ma sviano l’attenzione dal problema che si voleva affrontare a miseri fatti di cronaca.

D.: Si spieghi meglio.

R.: Come vedete, l’attenzione mediatica di questi giorni è rivolta al piccolo gruppo che ha creato disordini e non verso i tanti che hanno manifestato pacificamente, quindi i pochi hanno coperto la voce dei tanti.

D: Sicuramente la questione TAV-NO TAV va avanti da troppi anni.

R.: E’ vero, la protesta contro la TAV (Treno ad Alta Velocità) nasce in Valle di Susa all’inizio degli anni novanta e dopo tanti anni ancora continua. Mi auguro che vi sia la incapacità dello Stato di prendere decisioni e di farle rispettare oppure devo pensare che a qualcuno torni utile che la questione vada avanti all’infinito.

Mi permetta, però, di concludere con un augurio ed una domanda. L’augurio è quello di pronta guarigione a tutti i colleghi ed ai lavoratori coinvolti, ma è esteso anche all’attivista ferita al volto come ai tanti che nei disordini sono rimasti contusi, nella speranza che tale immotivata violenza cessi. La domanda è se questa situazione di stallo non possa essere utile a qualcuno per fini elettorali.

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