Stop

Appello urgente stop obbligo vaccinale e green pass per illegittimità  stato di emergenza

All’Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana

Palazzo del Quirinale

ROMA

Illustrissimo Presidente della Repubblica,

la scrivente Segreteria Nazionale del Sindacato LES – Libertà e Sicurezza Polizia di Stato, in qualità di organizzazione portatrice di interessi diffusi ex art.9 della legge 241/90 e tenuto conto della legittimazione ad agire a tutela dei diritti dei lavoratori e dei propri iscritti, qualificati indefettibilmente come interessi “super individuali”; considerato che il Presidente della Repubblica Italiana si configura come un potere «neutro» ovvero posto al di fuori della tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo o giudiziario); ritenuto che la Sua funzione è di sorveglianza e coordinamento: si appella all’Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana, supremo garante della Costituzione, chiedendo un intervento urgente al fine di prevenire ogni possibile violazione della stessa Carta Costituzionale.

L’odierno sentimento di appello trova fondamento nella profonda preoccupazione scaturita nei cittadini (e nei poliziotti rappresentati) alla luce delle innumerevoli normative sullo dello stato di emergenza per il Covid-19 e di conseguenza di tutti gli atti amministrativi e legislativi che ne sono conseguiti, dichiarati illegittimi dalla sentenza n. 1842/2021 del Tribunale di Pisa a firma del Giudice Onorario Dr.ssa Lina MANUALI la quale in nome del Popolo Italiano in data 08/11/2021 ha sentenziato che: “è illegittimo lo stato d’emergenza per il Covid-19, si tratta di una situazione che non è contemplata né dalla Costituzione né dalla legge ordinaria; risultano illegittimi inoltre tutti i DPCM e la decretazione d’urgenza”;

Nella predetta sentenza il giudice rileva come, in seguito all’emergenza da Covid- 19, siano state emanate disposizioni che hanno compresso le libertà garantite dalla Costituzione che riguardano i diritti fondamentali dell’uomo.

In tale contesto, si legge in sentenza, si è reso necessario operare un contemperamento tra i citati diritti e la tutela della salute (art. 32 Cost.) sia del singolo che della collettività. Nondimeno, è dirimente accertare se la compressione dei diritti fondamentali dell’individuo sia avvenuta nel rispetto della Carta Costituzionale e sia fondata su provvedimenti aventi forza di legge.

Orbene, il giudicante sottolinea come i DPCM non siano atti aventi natura normativa ma amministrativa, pertanto, occorre stabilire se essi siano idonei a comprimere i diritti fondamentali. Come vedremo, la risposta è negativa.

Il giudice ricorda come alcuni Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale abbiano espresso pareri negativi, sottolineando l’incostituzionalità dei DPCM, giacché solo un atto avente forza di legge può porre limitazioni a diritti e libertà costituzionalmente garantiti.

Il giudice, per giungere a tale conclusione, ripercorre il quadro normativo di riferimento, che viene di seguito sintetizzato.

Illegittimità della delibera dichiarativa dello stato di emergenza sanitaria

Di seguito si riporta schematicamente l’iter argomentativo della pronuncia in commento:

  • il 31.01.2020 con una delibera del Consiglio dei Ministri viene dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi. Tale delibera viene emessa in forza di quanto stabilito dal Codice della Protezione Civile (art. 7 c. 1 lett. c) e art. 24 c. 1 d. lgs. 1/2018;
  • infatti, il Consiglio dei Ministri detiene il potere di ordinanza in materia di protezione civile (art. 5 d. lgs. 1/2018);
  • la delibera di cui sopra non è un atto avente forza di legge come si evince dalle norme in materia di controllo della Corte dei Conti (legge 201/1994 art. 1).

Ciò premesso occorre stabilire se la delibera sia stata emessa nel rispetto dei presupposti normativi:

  • art. 7 Codice della Protezione Civile indica la tipologia di interventi emergenziali (qui viene in rilievo l’art. 7 c. 1 lett. c);
  • art. 24 c. 1 Codice della Protezione Civile disciplina la procedura per la dichiarazione dello stato di emergenza;
    • art. 25 Codice della Protezione Civile disciplina le ordinanze come provvedimenti tesi a coordinare l’attuazione di interventi necessari.

Secondo il Tribunale di Pisa, tutte le succitate disposizioni non riguardano le situazioni di rischio sanitario (come la epidemia/pandemia da Covid-19). Infatti, il mentovato art. 7 fa espresso riferimento a “eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo”.

Inoltre, la Costituzione prevede il conferimento di poteri speciali al Governo solo nel caso in cui le Camere deliberino lo stato di guerra (art. 78 Cost.).

In conclusione, secondo il Tribunale di Pisa, “manca, perciò, un qualsivoglia presupposto legislativo su cui fondare la delibera del Consiglio dei Ministri del 31.1.2020, con consequenziale illegittimità della stessa per essere stata emessa in violazione dell’art. 78, non rientrando tra i poteri del Consiglio dei Ministri quello di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria”.

In altre parole, la delibera dichiarativa dello stato di emergenza del 31.1.2020 risulta essere a giudizio del Tribunale illegittima per essere stata emanata in assenza dei presupposti legislativi, in quanto nell’ordinamento non è rinvenibile alcuna norma di rango primario o costituzionale che attribuisca al Consiglio dei Ministri il potere di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario.

Da ciò consegue l’illegittimità di tutti i successivi provvedimenti emessi per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica.

L’invalidità derivata dei DPCM

Il decreto legge 6/2020 ha attribuito al Presidente del Consiglio ampi poteri, senza limiti temporali, con delega generica, consentendogli di adottare misure restrittive che comprimono i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione come:

  • la libertà di movimento e di riunione (artt. 16 e 17 Cost.),
  • il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, anche in forma associata (art. 19 Cost.),
  • il diritto alla scuola (art. 34 Cost.),
  • il diritto alla libertà di impresa (art. 41 Cost.).

Ebbene, tali limitazioni sono state imposte non con legge ordinaria ma con un DPCM che risulta quindi non idoneo per:

  1. mancanza di fissazione di un effettivo termine di efficacia;
  2. elencazione meramente esemplificativa delle misure di gestione dell’emergenza adottabili dal Presidente del Consiglio dei Ministri;
  3. omessa disciplina dei relativi poteri.

Anche se il D.L. 6/2020 è stato quasi interamente abrogato dal D.L. 19/2020, i DPCM emanati in base a tale decreto (e gli altri provvedimenti) sono affetti da invalidità derivata. A tal proposito, il giudice cita le argomentazioni di costituzionalisti e di ex Presidenti della Consulta come Cassese, Baldassarre, Marini, Cartabia, Onida, Maddalena e fa riferimento ad alcune decisioni della giurisprudenza di merito (Frosinone, Roma, Reggio Emilia).

L’obbligo di permanenza domiciliare imposto con DPCM

I DPCM dell’8 e 9 marzo 2020 hanno stabilito un divieto generale e assoluto di spostamento, fatte salve alcune eccezioni. Tali disposizioni sono in contrasto con alcuni articoli della Carta Costituzionale come:

  • l’art 13 (libertà personale),
  • l’art. 16 (libertà di circolazione e soggiorno),
  • l’art. 17 (libertà di riunione),
  • l’art. 18 (libertà di riunione e associazione),
  • l’art. 19 (libertà di religione),
  • l’art. 76 (delegazione legislativa),
  • l’art. 77 (decreto legge).

Nel nostro ordinamento l’obbligo di permanenza domiciliare – essendo restrittivo della libertà personale – può essere imposto solo con atto motivato dell’Autorità Giudiziaria e nei soli “casi e modi” stabiliti dalla legge (art. 13 c. 2 Cost).

La Costituzione, infatti, tutela l’inviolabilità personale dell’individuo predisponendo tre garanzie:

  1. la riserva di legge assoluta, per cui solo il legislatore può intervenire in materia e porre dei limiti;
  2. la riserva di giurisdizione, potendo solo l’autorità giudiziaria emettere provvedimenti restrittivi della libertà personale;
  3. l’obbligo di motivazione, dovendo essere esplicitate le ragioni alla base dei provvedimenti restrittivi”.

È stato compresso anche il diritto di libera circolazione (art. 16 Cost.) che la Costituzione tutela con una riserva di legge rinforzata, infatti, tale diritto può essere limitato, in via generale, solo per legge per motivi di sanità o di sicurezza. Pertanto, il diritto di circolare liberamente può essere compresso solo da norme di rango primario (legge o atti aventi forza di legge). L’art. 2 del D.L. 6/2020 non può considerarsi come la fonte di rango primario richiesta dall’art. 16 Cost. in quanto si limita a un generico riferimento all’adozione di “ulteriori misure” senza alcuna specificazione, eludendo in tal modo la riserva di legge.

Il difetto di motivazione dei DPCM: un’altra ragione di invalidità

Appurato dal Tribunale che il DPCM è un atto amministrativo, oltre ad essere illegittimo per tutte le ragioni sopra esposte, presenta secondo il giudicante anche profili di criticità per difetto di motivazione. La legge sul procedimento amministrativo (art. 3 legge 241/1990) stabilisce che ogni provvedimento amministrativo debba essere motivato ed indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche poste a fondamento.

La motivazione può avvenire anche con riferimento ad un altro atto (per relationem), l’atto di riferimento deve essere reso disponibile agli interessati. È nullo il provvedimento che manchi degli elementi essenziali (art. 21 septies legge 241/1990). I provvedimenti emanati per fronteggiare l’emergenza epidemiologica hanno usato la motivazione per relationem, riferendosi spesso ai verbali del Comitato Tecnico Scientifico (CTS). Tali verbali non sono stati resi noti per molto tempo ma sono stati “secretati”. Da ciò deriva, secondo quanto rinvenibile da fonti giurisprudenziali aperte, l’invalidità del provvedimento.

Conclusioni: i DPCM sono illegittimi e vanno disapplicati

In conclusione, all’esito di un articolato iter deliberativo, il Tribunale di Pisa ha considerato illegittimi i DPCM che hanno compresso i diritti fondamentali costituzionalmente garantiti e, conseguentemente, del DPCM dell’8 marzo 2020 e degli atti amministrativi conseguenti. Dal momento che si tratta di atti amministrativi (e non legislativi) il Giudice deve disapplicarli in ossequio all’art. 5 della legge 2248/1865 All. E.

Quanto appena detto rinvenibile su fonte aperta del sito web www.altalex.com tra i più importanti in Italia (https://www.altalex.com/documents/news/2021/07/05/tribunale-di-pisa-i-dpcm-sono-illegittimi-e-vanno-disapplicati).

Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica Italiana, alla luce di quanto sopra esposto ed ampiamente argomentato, questa O.S. Le fa appello affinché le limitazioni e restrizioni imposte con i DPCM e i Decreti Legge emanati in seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica, cessino immediatamente di aver effetto poichè da giurisprudenza ormai consolidata sono da ritenersi di dubbia legittimità in quanto in contrasto con norme della Costituzione della Repubblica Italiana, nonchè dei Trattati Internazionali e della Carta Europea dei Diritti Fondamentali dell’Uomo, che sanciscono l’inviolabilità dei Diritti Fondamentali dell’Uomo e della dignità della persona umana.

Richiediamo, per ultimo, un Suo Autorevole interessamento acchè la normativa sull’obbligo vaccinale e di green pass venga meno per tutti gli appartenenti alla categoria da noi rappresentata con la previsione del loro reintegro in servizio per le sempre più incessanti attività di tutela dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica ed anche per permettere al personale in servizio di poter esercitare il loro diritto al lavoro ed al sostentamento economico familiare connesso all’esercizio della propria attività lavorativa.

Con reverenza e rispetto Roma, 23 marzo 2022

La Segretaria Nazionale LES

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